CAVALLI E TORRRONE




Respiro nelle narici l'odore bambino di zucchero filato che, a tratti, si confondeva con il piccante del fieno dorato. 
Sento le spade scalpitanti e intrise di lotte ancestrali, gli zoccoli dei cavalli che risuonano per il paese, stridendo con il silenzio imbalsamato di quei monti. Vedo le luminarie, il velluto orgoglioso dei cortei, il movimento eccitato che culmina, all'unisono, nel rullo di tamburi martellanti e familiari. 
Mastico sapore di torrone, sgranocchiato a chili, per una tradizione radicata nelle vene.
Poi la Santa Croce, venerata e sola, in quell'eremo di fresca umiltà. 
E le occhiaie del lunedì, nere come la toppa della porta di una casa per le vacanze, chiusa a chiave controvoglia, ma così fedele a se stessa che l'anno dopo sarà sempre lì, per celebrare, di nuovo e insieme, ciò che di bello ancora c'è in quel luogo caro al mio cuore.



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